UniCredit accantona €900 milioni per attutire l’impatto del Covid-19

Gli accantonamenti per futuri crediti inesigibili saranno al centro dell'attenzione degli istituti  bancari italiani.

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UniCredit SpA è diventata la prima grande banca europea a provare a quantificare l’impatto del coronavirus. Mette da parte 900 milioni di euro per coprire le potenziali perdite su crediti derivanti dall’epidemia.

La più grande banca italiana ha dichiarato che prenoterà accantonamenti per i possibili prestiti in sofferenza. L’istituto ha stimato che la pandemia causerà una contrazione del 13% nell’economia dell’eurozona quest’anno. UniCredit, come la maggior parte delle banche italiane, affronta la possibilità che la crisi economica a causa del blocco potrebbe annullare anni di riforme che hanno migliorato i propri bilanci e ridotto l’ammontare di crediti inesigibili. I maggiori istituti statunitensi hanno stanziato collettivamente $ 25 miliardi per il debito creatosi nel primo trimestre.

Gli accantonamenti per futuri crediti inesigibili saranno al centro dell’attenzione degli istituti  bancari italiani ed europei nel primo trimestre. Infatti, i funzionari europei li esortano a essere flessibili nella loro contabilità per mantenere il flusso di credito. Secondo Bloomberg, è probabile che le banche segnalino piccoli aumenti delle perdite sui prestiti rispetto ai loro pari statunitensi.

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Il cataclisma del coronavirus ha fatto un buco nel progetto dell’amministratore delegato Jean Pierre Mustier delineato a dicembre, quando aveva annunciato un piano incentrato su maggiori profitti e dividendi. Il CEO si sta concentrando adesso, sull’accelerazione della pulizia del bilancio della banca e sulla semplificazione della sua struttura per migliorare i rendimenti degli investitori. All’inizio di questo mese la banca ha raggiunto un accordo con i lavoratori per tagliare 5.200 posti di lavoro esistenti in Italia fino al 2023.

Infine Unicredit ha anche rivisto le sue stime del costo del rischio a circa 110 punti base nel primo trimestre e da 100 a 120 punti base per l’intero anno. Attualmente prevede una ripresa economica del 10% nell’area dell’euro il prossimo anno, quando vedrà il costo del rischio scendere da 70 a 90 punti base.

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