Un quinto delle società americane in Cina, torna alla normalità

Il sondaggio ha messo in luce la dipendenza delle società americane dalle piccole e medie imprese (PMI) cinesi.

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Più di un quinto delle società americane in Cina è tornato alle normali attività produttive, dopo le svariate interruzioni causate dall’epidemia di coronavirus.

Secondo un sondaggio pubblicato questa mattina, quasi un quarto degli intervistati dall’indagine della Camera di commercio americana in Cina, ha dichiarato di aspettarsi un ritorno alle normali operazioni entro la fine di aprile, anche se un altro quinto prevede ritardi per tutta l’estate.

“Questa è una delle aree che penso fornisca un senso di ottimismo”, ha detto il presidente della camera, Alan Beebe, in conferenza stampa.

L’epidemia è iniziata nella città cinese centrale di Wuhan alla fine dell’anno scorso, causando gravi interruzioni delle attività commerciali, delle catene di approvvigionamento e dell’attività economica. L’epidemia ha ucciso oltre 3.200 persone e infettato oltre 81.000 nella sola Cina. La metà dei 119 partecipanti al sondaggio, sta registrando un calo delle entrate di oltre il 10%. Il 14% ha dichiarato di aver perso almeno mezzo milione di yuan ($ 70.784) al giorno a causa di ritardi nella riapertura delle attività.

Il sondaggio ha inoltre messo in luce la dipendenza delle società americane dalle piccole e medie imprese (PMI) cinesi. Quest’ultime sono state le più lente a tornare al lavoro e sono più vulnerabili alle interruzioni del flusso di cassa.

Greg Gilligan, presidente della camera: “Le misure politiche a più lungo termine non sono sufficienti per i piccoli”. Avvertendo che alcuni potrebbero non durare abbastanza a lungo per vedere il sostegno del governo.

Infine, otto intervistati su dieci hanno dichiarato che le PMI contribuiscono fino alla metà delle entrate annuali e oltre un decimo ha affermato che il 75% o più della catena di approvvigionamento dipende dalle PMI.

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