Rame: le ripercussioni del coronavirus sui prezzi

Quest'anno i prezzi del rame sono scesi di oltre il 12%, poiché i produttori cinesi hanno chiuso gran parte delle fabbriche per problemi connessi al coronavirus.

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Quest’anno i prezzi del rame sono scesi di oltre il 12%, poiché i produttori cinesi hanno chiuso gran parte delle fabbriche per problemi connessi al coronavirus.

I prezzi del rame, un barometro per la salute dell’economia globale, sono scesi di oltre il 12% da metà gennaio. L’epidemia di coronavirus ha spinto la Cina ad estendere la chiusura nelle sue regioni manifatturiere. I prezzi del rame sono scesi per il 13 ° giorno consecutivo ieri riportando le quotazioni in prossimità dei minimi di settembre 2019. Dall’elettronica alla costruzione di case, il rame è ampiamente utilizzato in tutti questi settori. La domanda è un indicatore della salute dell’economia. La Cina è il maggiore consumatore mondiale di metalli.

Jeffrey Kleintop, capo stratega degli investimenti globali presso Charles Schwab:

“Il rame è davvero legato al settore manifatturiero ed è stato il fronte più debole dell’economia globale. La preoccupazione è che questo sia un altro shock per l’economia globale. Ed è necessaria una continua domanda per il rame e altri metalli di base nel processo di produzione, anche in un periodo di debolezza. “

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I prezzi del rame scambiati a Shanghai sono scesi al minimo di tre anni ieri, dopo la riapertura dei mercati cinesi. Il contratto di rame più scambiato sullo Shanghai Futures Exchange è sceso ad un minimo giornaliero del 7%.

Supponendo un arresto della produzione di due settimane, potremmo assistere a un calo della domanda di rame di livelli simili all’epidemia di SARS del 2003.

La chiusura nelle principali regioni manifatturiere cinesi colpirà ulteriormente i prezzi del rame. Molte città cinesi hanno anche imposto severe restrizioni di viaggio. Nei settori industriali chiave della Cina – edilizia, auto e beni durevoli – la domanda di rame rappresenta circa il 50% del consumo totale.”

L’attuale epidemia del coronavirus, segnalata per la prima volta all’Organizzazione Mondiale della Sanità alla fine di dicembre nella città cinese di Wuhan, ha tracciato dei paragoni con la mortale epidemia di SARS del 2002-2003. Provengono entrambi dalla stessa famiglia di virus. Il numero di morti nella Cina continentale ha ormai superato quello della SARS. La scorsa settimana, la Cina ha iniziato a estendere il blocco in oltre la metà delle sue regioni. A partire da lunedì mattina infatti, almeno 24 province, comuni e altre regioni della Cina hanno detto alle aziende di non riprendere il lavoro prima del 10 febbraio.

Lo scorso anno, quelle regioni hanno rappresentato oltre l’80% del PIL nazionale ed il 90% delle esportazioni. Le aziende dell’epicentro virale della provincia di Hubei, di cui Wuhan è la capitale, torneranno a lavorare anche più tardi, il 14 febbraio. Wuhan, che ha un’alta concentrazione di aziende manifatturiere ad alta tecnologia, rappresenta circa l’1,8% del PIL cinese ed è la settima economia in Cina.

Nota di aggiornamento: nelle ultime ore il prezzo del Future sul Rame, ha generato un buon rimbalzo. Le quotazioni si sono riportate in area $2.5650 .