I prezzi del petrolio sono stabili questa mattina in apertura di contrattazioni. Gli operatori si trovano tra due fuochi: da un lato, le rassicurazioni sull’offerta saudita; dall’altro le paure commerciali.
Oggi le quotazioni appaiono stabili, dopo le pesanti perdite della scorsa settimana. L’approfondimento della guerra commerciale tra USA e Cina, ha alimentato i timori di un rallentamento economico globale. L’Arabia Saudita è corsa ai ripari ed ha cercato di calmare i mercati. Il leader saudita dell’OPEC, ha indicato che il gruppo di produttori di petrolio insieme alla Russia continuerà a gestire le forniture globali di greggio per evitare un surplus.
Il ministro dell’Energia saudita Khalid al-Falih: “Faremo ciò che è necessario per sostenere la stabilità del mercato oltre giugno. Per me, questo significa attingere agli inventari dai loro livelli attualmente elevati “.
Venerdì i prezzi erano scesi di oltre il 3%. Il mese di maggio ha registrato la perdita mensile maggiore degli ultimi sei mesi. I future sul greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) si trovano in area di $54 al barile, in aumento di 24 centesimi, ovvero dello 0,45%.
“La preferenza dell’Arabia Saudita per continuare con, o addirittura approfondire, l’impegno di riduzione dell’output OPEC, ha anche fornito un aumento dei prezzi”.
Ciononostante, l’intensificarsi della guerra commerciale degli Stati Uniti con la Cina, l’Unione europea e il Messico ridurrà gli spazi di flessibilità in vista della riunione OPEC di questo mese.
I mercati globali hanno perso slancio nelle ultime settimane a causa delle preoccupazioni che l’economia potrebbe rallentare, a causa delle crescenti tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e la Cina. Non dimentichiamo che quest’ultime, sono le due maggiori economie del mondo ed i maggiori consumatori di energia. I timori per il commercio sono stati ulteriormente amplificati, quando il presidente USA Donald Trump ha annunciato tariffe punitive contro il Messico, un importante fornitore di petrolio per gli States.
I trader stanno sempre più valutando una prolungata guerra commerciale, ed in una tipica mossa del mercato durante i periodi di incertezza, l’oro è tornato a salire. L’accelerazione rialzista ha riportato le quotazioni verso il livello più alto degli ultimi due mesi. Mentre gli investitori hanno ritirato il capitale dagli asset rischiosi: come petrolio e azioni.
Inoltre, anche i prezzi del Brent sono diminuiti di quasi il 20% rispetto al picco del 2018 a causa di un calo delle forniture globali dovuto al taglio della produzione da parte dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e della Russia. Nonché di un calo delle esportazioni iraniane a causa delle sanzioni statunitensi e della produzione venezuelana. L’Arabia Saudita ha pompato 9,65 milioni di barili di petrolio al giorno, tagliando di più del suo obiettivo di produzione. L’obiettivo di produzione saudita nell’ambito del patto guidato dall’OPEC, è di 10,3 milioni di barili al giorno.
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