OPEC: segnali di estensione sui tagli della produzione

I prezzi del petrolio salgono in questo lunedì, dopo che il cartello potrebbe estendere i tagli alla produzione fino alla fine del 2019.

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petrolio Opec

I prezzi del petrolio salgono in questo lunedì. I membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio si sono incontrati con alcuni alleati nel fine settimana, segnalando che il cartello potrebbe estendere i tagli alla produzione fino alla fine del 2019.

I membri OPEC e non OPEC, come la Russia, si sono incontrati a Jeddah, in Arabia Saudita. Obiettivo: esplorare le opzioni di produzione che saranno decise in occasione del summit di giugno a Vienna. Lo scorso dicembre, il gruppo ha accettato di tagliare la produzione di un collettivo di 1,2 milioni di barili al giorno. Una mossa che ha guidato i guadagni per i prezzi del petrolio quest’anno, anche se l’accordo scade alla fine di giugno.

Secondo il Wall Street Journal, il ministro saudita dell’energia Khalid al-Falih ha detto ai giornalisti che esiste una soluzione:

“Per la seconda parte dell’anno, la nostra preferenza è quella di focalizzarsi sulla gestione della produzione e gestire le scorte declinando gradualmente la fornitura”.

Tuttavia, il sostegno della Russia a estendere i tagli non è chiaro. Il ministro dell’Energia Alexander Novak ha affermato che i produttori di petrolio stavano osservando “varie opzioni”.

“Il petrolio ha già recuperato circa il 40% dall’inizio dell’anno, grazie soprattutto all’OPEC che limita l’offerta. Gli investitori erano sempre più nervosi, dato che l’OPEC potrebbe cercare di rimuovere i limiti di produzione nel prossimo incontro di giugno. Tutto ciò anche  alla luce del rafforzamento dell’offerta globale e dei prezzi elevati “, ha dichiarato il  responsabile della ricerca del London Capital Group, in una nota ai clienti.

Di altra opinione Robbie Fraser, analista senior delle materie prime di Schneider Electric. Il messaggio dei sauditi sembra essere “almeno in qualche modo contrario ai precedenti impegni per contrastare la perdita di produzione dall’Iran. I quali sono probabilmente diffidenti nel ripetere gli sforzi dello scorso anno che ha contribuito ad affondare i prezzi del petrolio “.

I treders stavano anche osservando le crescenti tensioni in Medio Oriente, che sono aumentate dopo che la Casa Bianca ha ordinato navi da guerra e bombardieri nel Golfo Persico due settimane fa.

Ultime news

Dopo un colpo di razzo vicino all’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad, il presidente Donald Trump ha scritto su Twitter. “Se l’Iran vuole combattere, quella sarà la fine ufficiale dell’Iran. Non minacciare mai più gli Stati Uniti!”. I rapporti dei media citavano un comandante militare iraniano che diceva che il suo paese non stava cercando la guerra.

Un alto diplomatico dell’Arabia Saudita ha detto che il suo paese non è in cerca di guerra. Ma si sarebbe difeso contro l’Iran se necessario, poichè una settimana prima due petroliere del paese sono state attaccate vicino agli Emirati Arabi Uniti.

Nel frattempo, i diplomatici americani hanno anche avvertito sabato che aerei di linea commerciali che sorvolano la regione rischiano di essere presi di mira da “errori di calcolo o errata identificazione” da parte dell’esercito iraniano.

“Le persistenti tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina continuano a rappresentare un limite importante per un mercato rialzista. Con la minaccia di un rallentamento economico tra le due maggiori economie mondiali che scatena preoccupazioni sul lato della domanda del mercato”, ha affermato Fraser.

Il contratto del petrolio WTI  scadenza giugno 2019, scambia a  $63,5 dollari al barile al New York Mercantile Exchange. Prezzi ancora vicino ai livelli di inizio maggio.

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