“Monetizzazione del debito”, una possibile soluzione contro il Coronavirus

Un'opzione "intrigante": più semplicemente, uno (o più) stato può evitare di tagliare la spesa o aumentare le tasse per finanziare la restituzione del debito.

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monetizzazione del debito

In questi ultimi giorni, si parla sempre di più di recessione e crisi economica a livello globale a causa della diffusione del coronavirus. Se in passato le crisi erano scaturite da problemi finanziari, con successive ripercussioni economiche a catena. Oggi il processo di causa-effetto è opposto, con gravità identica, se non peggiore. Governi e Banche Centrali hanno implementato azioni immediate: vedi iniezioni di liquidità. Ma ci sono altre soluzioni possibili, e si parla allora di Monetizzazione del Debito.

Che cos’è la Monetizzazione del Debito? 

Le passività di un governo possono essere di tre tipi:

  1. moneta;
  2. le riserve delle banche centrali;
  3. debito del Tesoro.

Storicamente, la moneta e le riserve delle banche centrali sono considerate denaro, mentre il debito del Tesoro no. L’atto di convertire il debito in denaro è spesso etichettato come “monetizzazione del debito”.

Quindi in sostanza si può parlare di monetizzazione, quando vengono utilizzati i primi due strumenti (moneta e riserve delle banche centrali) per finanziare il terzo (debito pubblico). La monetizzazione avviene nel momento in cui la politica monetaria si incrocia con la politica fiscale. Lo statuto della Bce, vieta la monetizzazione del deficit di un singolo stato membro.  Un meccanismo di intervento della Banca centrale per l’acquisto selettivo di titoli di stato di un paese esiste già, e si chiama Omt (Outright monetary transactions). Le Omt consistono nell’acquisto diretto da parte della Bce di titoli di stato a breve termine di paesi in difficoltà macroeconomica conclamata.

In generale, tuttavia, è possibile immaginare che una banca centrale finanzi stampando moneta il deficit pubblico (quindi creando nuovo debito pubblico)?

In normali condizioni sarebbe un’opzione “intrigante”: più semplicemente, uno (o più) stato può evitare in futuro di tagliare la spesa o aumentare le tasse per finanziare la restituzione del debito. Teoricamente, sì, è possibile. In passato lo stop aveva una condizione ben precisa: che la monetizzazione del deficit fosse occasionale e del tutto temporanea. Perché giustificata da una recessione conclamata e non da un declino permanente del livello del reddito.

Politica monetaria e fiscale

Finanziare maggior deficit con moneta in modo sistematico (al di fuori cioè del momento attuale) può rendere la politica fiscale inefficace, o addirittura dannosa. Questo perché tramite tale aggiustamento produce in media solo inflazione, cioè una crescita di prezzi e salari in termini nominali, con potere d’acquisto di questi ultimi invariato.

Questa separazione tra politica monetaria e fiscale torna oggi in auge in tutti i paesi con istituzioni economiche avanzate. Negli ultimi anni, abbiamo ripetutamente sentito la BCE ( in particolar modo) invitare gli stati dell’Unione ad attuare politiche fiscali espansive. Ciò non vuol dire che la banca centrale, in modo occasionale, e in presenza di una crisi finanziaria conclamata, non possa agire da prestatore di ultima istanza. È evidente che la condizionalità è una virtù, e non un vizio. Proprio perché serve a salvaguardare la credibilità e l’indipendenza della Banca Centrale dal comportamento irresponsabile del governo di un singolo stato membro. Fino a qualche anno fa infatti, in relazione a questa tematica si parlava di “azzardo morale” da parte dell’Italia. I temi accusatori ? Espansione del debito ed inosservanza dei patti comunitari.

Oggi attraversiamo un momento economico completamente diverso: mercati finanziari in shock, prospettive concrete di recessione conclamati. Diventa allora verosimile parlare di monetizzazione del debito?

Ne parleremo in maniera più approfondita questa sera:

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