MiniBOT: cosa sono ? Un’ipotesi possibile di “ItalExit” ?

Nelle ultime ore sono circolate in rete molte ipotesi ed idee a proposito di una mozione discussa alla Camera. 

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minibot borghi

Nelle ultime ore sono circolate in rete molte ipotesi ed idee a proposito di una mozione discussa alla Camera relativa alla possibie emissione di MiniBOT. C’è un rischio effettivo di “ItalExit”.

Martedì la Camera ha approvato all’unanimità una mozione che impegna il governo a pagare i debiti della Pubblica amministrazione “anche attraverso titoli di stato di piccolo taglio”. La mozione, che ha per oggetto proprio i minibot promossi dall’economista leghista Claudio Borghi, impegna il governo a sbloccare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni verso professionisti ed imprese. Questo dovrebbe agevolare il meccanismo di compensazione tra crediti commerciali e debiti tributari tramite “la cartolarizzazione di crediti fiscali”, anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio. Ed è proprio in quelle cinque parole: “titoli di Stato di piccolo taglio” che entrano in gioco i minibot.

Ma cosa sono i Minibot?

Nel progetto di Borghi, i Minibot sono Titoli di Stato al portatore e di piccolo taglio destinati al pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Nessun creditore della PA sarebbe comunque obbligato ad accettarli. Non sarebbero convertibili in euro. Chi dovesse accettarli potrebbe utilizzarli successivamente per pagare le tasse o come strumento di pagamento per fornitori, banche e dipendenti.

Se dovessero davvero diventare reali, i Minibot sarebbero titoli di stato al portatore di piccolo taglio, di valore compreso tra i 5 e i 100 euro. Verrebbero emessi senza interessi dal Ministero del Tesoro. Quali limiti di utilizzo dei Minibot ? Non potrebbero venire utilizzati per pagamenti superiori ai 25mila euro.

A differenza dell’euro, dunque, i minibot non sarebbero soggetti ad alcun corso forzoso e per questo possiamo immaginare che, una volta emessi, verranno scambiati a sconto tra i privati. L’impresa beneficiaria, ad esempio, se non volesse attendere il pagamento delle tasse per rigirarli allo stato o se non avesse debiti fiscali da regolare, troverebbe conveniente tentare di venderli a un altro privato, il quale ne approfitterebbe per acquistarli a sconto, lucrando dalla differenza tra il valore nominale e quello sborsato. Immaginate le banche, che avrebbero buon gioco a rastrellare minibot scontandoli prontamente alle imprese e restituendoli allo stato immediatamente per pagare le imposte. Otterrebbero margini immediati e potenzialmente anche elevati.

Facciamo un esempio: la PA paga un’impresa creditrice con i minibot e questa poco dopo li restituisce per pagare le sue tasse. Che cosa accade ? Da un lato, lo stato “evita di fare debiti”, dall’altro incasserà meno tasse future in euro. Per cui sta effettivamente emettendo un debito, pur non registrandolo a bilancio.

C’è inoltre un problema sul piano formale.

L’emissione di minibot avverrebbe in contrasto con l’art.106 del Trattato di Lisbona, che assegna il monopolio della moneta alla BCE. I proponenti alla Borghi sostengono che non si tratterebbe di una moneta parallela, bensì semplicemente di pagamenti coperti da tasse future. Così facendo, lo stato eviterebbe di emettere debito, formalmente rispettando i vincoli del Patto, ma nei fatti s’indebiterebbe ugualmente, senza nemmeno rivelarlo sul piano contabile. I Minibot sono comparsi nel primo contratto di governo stipulato tra Movimento 5 Stelle e Lega. Ma erano già presenti nel programma che la Lega ha presentato per le elezioni politiche del 2018. A idearli è stato Claudio Borghi, economista eletto alla Camera dei Deputati con la Lega proprio nelle ultime elezioni politiche.

Il MEF ha smentito categoricamente, affermando che non c’è alcuna necessità di intervenire per velocizzare i pagamenti della PA verso le imprese, ma il tema è tornato alla ribalta. L’ipotesi dell’introduzione di una vera e propria moneta parallela torna alla ribalta. E proprio venerdì scorso, gli analisti e gli operatori a mercato hanno aperto l’interrogazione sui possibili scenari futuri italiani. Attenzione massima quindi ai movimenti sul mercato obbligazionario, che potrebbe generare ripercussioni a cascata su tutto.