L’elite globale adesso sembra voler sostenere la Brexit

Molti opinionisti e consumatori di media indipendenti hanno insistito dal 2016 sul fatto che la Brexit non avrebbe potuto realizzarsi.

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Molti opinionisti e consumatori di media indipendenti hanno insistito dal 2016 sul fatto che la Brexit non avrebbe potuto realizzarsi.

Per prima cosa avevano predetto che i “Remain” avrebbero vinto il referendum poiché questo era presumibilmente ciò che l’establishment voleva. Quando si è palesato essere il voto di “Leave” vittorioso, è proseguita la convinzione che i globalisti avrebbero fermato la Brexit. E che il Regno Unito sarebbe stato per sempre un membro dell’UE.

Da allora, tuttavia, sono emersi eventi che, contrastano con la teoria secondo cui la Brexit non è mai stata il risultato desiderato.

Abbiamo visto per la prima volta tentativi di impedire l’invocazione dell’articolo 50 contrastata in parlamento, curiosamente dagli stessi parlamentari che in seguito hanno proseguito la campagna per un secondo referendum o per revocare del tutto l’articolo 50.

Brexit: pochi giorni al leave

A ciò hanno seguito le elezioni generali da cui il partito conservatore ha ottenuto la maggioranza sotto Theresa May ed l’obiettivo di Brexit entro i limiti. L’articolo 50 è stato successivamente esteso più volte sotto la guida della stessa May. Questo ha consentito al partito di Nigel Farage di vincere il turno delle elezioni europee nel Regno Unito e spingere Theresa May a dimettersi dalla carica di Primo Ministro. Questo ha spianato la strada a un “Brexiteer” a prendere le redini come PM.

Passo avanti Boris Johnson, il cosiddetto candidato “populista”. Johnson ha supervisionato un’ulteriore estensione dell’articolo 50, che ha coinciso con il parlamento a sostegno delle sue convocazioni per tenere una rapida elezione generale prima di Natale. Nei mesi precedenti Johnson aveva modellato la narrazione di un “grande tradimento della Brexit” contro il popolo britannico, guidato dalla restante setta parlamentare. Ciò ha posto le basi per lo svolgimento di elezioni anticipate.

Elezioni

Le elezioni sono state di fatto l’ultima opportunità per le istituzioni di mostrare la propria mano contro la Brexit prima del 31 gennaio. Un governo di coalizione Lib-Lab-SNP guidato dai Labours avrebbe aperto la strada a un secondo referendum e sarebbe stato il catalizzatore per fermare la Brexit.

Come si è scoperto, nulla di tutto ciò si è materializzato. Johnson, ha dedicato tutta la sua campagna elettorale allo slogan di “Get Brexit Done”. Un messaggio chiaro e decisivo nelle menti degli elettori e che alla fine si è rivelato efficace. In particolare ha fatto breccia nelle terre del cuore laburista, che si sono sentite tradite dal rifiuto dei loro partiti di rispettare il risultato del referendum.

Il risultato elettorale della scorsa settimana, ha decretato una maggioranza significativa di 80 seggi per i conservatori di Johnson. Non solo rende obsoleta la prospettiva di un altro referendum, ma rafforza la prospettiva di una “Hard Brexit” nei prossimi dodici mesi.

Nuova Fase

La seconda fase della Brexit inizierà immediatamente dopo il 31 gennaio, quando il Regno Unito entrerà in un periodo di transizione con l’UE, che durerà fino alla fine di dicembre 2020. I conservatori hanno incluso come parte del loro intento, l’impegno che la transizione non sarà estesa nel 2021. Abbastanza sicuro, da allora il governo ha annunciato l’intenzione di modificare l’accordo di recesso per rendere giuridicamente vincolante questo impegno. Cosa ancora più importante, manterrebbe saldamente viva la prospettiva di un’uscita “no deal” dall’UE mentre ci dirigiamo verso il nuovo anno.

Esaminando brevemente il periodo di transizione: la Gran Bretagna sarà ancora vincolata dal diritto dell’UE come previsto nell’accordo di recesso. Ciò significa che il Regno Unito rimarrà parte del mercato unico e dell’unione doganale. Sebbene gli attuali accordi commerciali continueranno, il Regno Unito non sarà più rappresentato negli organi dell’UE, il che significa che il paese non avrà diritto di voto sulle eventuali modifiche comunitarie entro la fine del 2020. Inoltre, il Regno Unito sarà ancora soggetto al sentenze dei tribunali dell’UE.

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Infine…

In breve, se e quando il Regno Unito lascerà completamente l’UE, l’UE non sarà ritenuta colpevole per il momento dell’uscita. Cadrà interamente su Johnson e sul suo marchio “populista”. Supponendo che il periodo di transizione non venga esteso e che non sia  raggiunto un accordo commerciale, il Regno Unito dovrà tornare ai termini dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Inizia allora a diventare più interessante il ruolo che gli Stati Uniti, e in particolare Donald Trump, svolgeranno nella seconda fase della Brexit. Proprio l’altro giorno è stato rivelato che Johnson e Trump hanno parlato di preservare la “relazione speciale” tra le nazioni negoziando un Regno Unito-Stati Uniti. Un accordo di libero scambio post Brexit.

Il problema, come riportato da Reuters:

  • da un lato l’UE chiederà, nell’ambito di un accordo di libero scambio con le disposizioni del Regno Unito, alla Gran Bretagna lo stop all’offerta di prodotti agricoli e alimentari sul mercato unico a prezzi più convenienti. Ciò metterebbe il Regno Unito in conflitto con gli Stati Uniti.
  • dall’altro lato gli USA, come parte del proprio accordo di libero scambio con il Regno Unito, vorrebbero un accesso illimitato a questi settori e la capacità di offrire beni a basso costo.

Per l’UE questo attraverserebbe una linea rossa. La scena è pronta per una sostanziale rottura del conflitto commerciale globale nel 2020. E se Donald Trump aggravasse le tensioni con l’UE imponendo ulteriori tariffe ? L’anno venturo ci darà risposte.