Il ministro Tria fa appello alla BCE

Il ministro Giovanni Tria rilancia la necessità di comprare i nostri titoli di stato in cambio di denaro.

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ministro giovanni tria

Mario Draghi, almeno ufficialmente, non è d’accordo. Ma il ministro dell’Economia Giovanni Tria, durante la sua lectio al global sustainability forum organizzato dalla Business School della Luiss a Villa Blanc, ha lanciato lo stesso il sasso. “Credo sia venuto il momento di affrontare il tabù della monetizzazione peri il finanziamento in moneta del deficit. Non dobbiamo dimenticare, che esiste un secondo modo di finanziare un deficit, che è il finanziamento monetario. Questo non è più a disposizione di un singolo Paese, ma almeno sul piano teorico lo è per l’Europa. Anche se ciò richiederebbe una non prevedibile revisione dello statuto della Bce”.

Il meccanismo auspicato da Tria

Prevede la possibilità per uno Stato membro di coprire il proprio deficit vendendo alla Banca centrale i propri titoli in cambio di moneta per finanziarne l’acquisto. Il costo di emissione di moneta per la banca centrale è quasi nullo. Con questa moneta la banca centrale può acquistare titoli di Stato, che hanno invece un rendimento positivo. Una monetizzazione del debito risulta quindi particolarmente allettante quando il debito pubblico è elevato, come in Italia. La Bce dovrebbe iniziare a rivedere il perimetro dei suoi interventi, ampliando lo spettro della propria azione, andando ben oltre il Qe. Non solo dunque la stabilità dei prezzi, ma anche il sostegno diretto ai Paesi con alto deficit, al fine di consentire un maggiore spazio di manovra per gli investimenti.

Un cambio di missione che lo stesso governatore Draghi ha più volte respinto. L’ultima il 13 settembre scorso.

C’è però un altro ostacolo oltre alle remore di Draghi. I Trattati fondanti dell’Unione, vietano alla Banca Centrale Europea qualsiasi forma di finanziamento degli Stati membri dell’area Euro.

Per Tria in ogni caso, Bce o meno, il problema dei problemi è e rimane il debito. L’unica ricetta per ridurlo: la crescita. “Con il Def programmiamo un percorso non troppo rapido verso il pareggio di bilancio, non troppo rapido perchè sarebbe dannoso per la nostra economia e il nostro Paese ma il percorso c’è”.