ENI: i risultati del secondo trimestre 2019

Eni SpA ha registrato un utile del secondo trimestre che ha mancato le stime degli analisti. L'utile netto rettificato è sceso del 27% rispetto all'anno precedente.

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Eni SpA ha registrato un utile del secondo trimestre che ha mancato le stime degli analisti. Sebbene la produzione sia rimasta stabile e siano stati confermati gli obiettivi di crescita della produzione.

L’utile netto rettificato è sceso del 27% rispetto all’anno precedente a 562 milioni di euro (626,5 milioni di dollari), ben al di sotto della stima media degli analisti di 935,2 milioni di euro. La produzione è scesa del 2%.

Il dato di profitto riflette una performance operativa inferiore ed un’aliquota fiscale “in particolare” più elevata di anno in anno nelle operazioni a monte, secondo Jason Kenney, analista di Banco Santander SA. La produzione nel trimestre è stata ridotta da un arresto nel gigantesco giacimento Kashagan in Kazakistan e da interventi di manutenzione in Norvegia.

La liquidità netta da operazioni è cresciuta del 49% rispetto all’anno precedente a 4,52 miliardi di euro. Ciò in parte riflette un ulteriore dividendo pagato da Var Energi AS, la compagnia petrolifera norvegese di proprietà di maggioranza di Eni. Secondo gli analisti la liquidità potrebbe aumentare ulteriormente, con Eni che dovrebbe registrare risultati migliori nella seconda metà dell’anno.

La produzione ha raggiunto 1,83 milioni di barili di petrolio al giorno, nel trimestre. Eni ha confermato l’obiettivo del 2019 per una crescita della produzione dal 2% al 2,5%.

Il CEO Claudio Descalzi

“Intendo confermare al Cda del 19 settembre la proposta di un acconto dividendo di 0,43 euro per azione”.”Nel primo semestre Eni ha conseguito eccellenti risultati finanziari, proseguendo nella realizzazione degli obiettivi del proprio piano industriale. La generazione di cassa dell’esercizio, in incremento di oltre il 20% nonostante uno scenario meno favorevole rispetto al semestre precedente, ha coperto ampiamente tanto gli investimenti, a cui continuiamo ad applicare una rigorosa disciplina, quanto la remunerazione degli azionisti che oltre al saldo dividendo include ora anche il buy-back. Di conseguenza il debito e’ sceso rispetto a quello di bilancio di un ulteriore 5% a 7,87 miliardi prima della passivita’ per leasing”.

 

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