BCE: lo scontro interno fra falchi e colombe

L'ultima decisione della Banca Centrale Europea, è arrivata dopo un acceso dibattito sul consiglio direttivo, che comprende i 19 banchieri centrali dei paesi membri

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Per la prima volta nell’esistenza ventennale dell’Eurozona, le differenze sulla politica monetaria – generalmente attenuate –  nel consiglio direttivo della Banca Centrale Europea, si sono trasformate in una guerra aperta  di parole.

L’innesco è stato l’ultimo pacchetto di allentamento monetario avviato dalla BCE all’inizio di questo mese. Un nuovo ciclo di acquisti di obbligazioni e tassi di interesse negativi ulteriormente abbassati. Ciò riflette il fatto che la politica monetaria è diventata più controversa che mai. Ma la guerra di parole minaccia la capacità della BCE di agire in futuro. Ecco perché il tradizionale dibattito tra “falchi” della BCE e “colombe” è diverso questa volta.

Lo sfondo

Il 12 settembre la BCE ha lanciato un nuovo ciclo di allentamento monetario, sostenendo che il declino delle aspettative di inflazione nella zona euro, innescato dall’attuale rallentamento economico, sta mettendo in ulteriore dubbio la sua capacità di raggiungere l’obiettivo ufficiale “vicino al 2%”. La banca centrale non solo ha ripreso i suoi acquisti di attività, riducendo al contempo il tasso di interesse chiave a  -0,5%, ma ha anche – per la prima volta – rifiutato di fissare una data per la fine del programma. Ha soltanto indicato che sarà gradualmente eliminata una volta che l’inflazione sarà “saldamente” di nuovo sulla orme del 2%.

La decisione è arrivata dopo un acceso dibattito sul consiglio direttivo, che comprende i 19 banchieri centrali dei paesi membri dell’Unione monetaria ed il comitato esecutivo della BCE composto da sei membri. Perfino le colombe tradizionali, come i due membri francesi del consiglio, hanno discusso contro la ripresa del programma di acquisto di obbligazioni.

La spaccatura

Non appena è stata annunciata la decisione, gli avversari più accaniti del pacchetto hanno esplicitato pubblicamente la loro frustrazione. Il presidente della banca centrale tedesca Jens Weidmann, ha dichiarato al giornale Bild che il pacchetto è “inutile”. Il giorno prima, lo stesso giornale aveva accusato Draghi, soprannominato “Conte Draghila”, di “risucchiare a secco” i conti dei risparmiatori tedeschi. Il capo della banca centrale austriaca Robert Holzmann ha detto a Bloomberg, che il pacchetto “potrebbe essere stato un errore”. E Klaas Knot, il capo della banca centrale olandese, ha aggiunto che il pacchetto era “sproporzionato”.

Le politiche monetarie accomodanti, avviate dal presidente della BCE Mario Draghi nell’estate del 2012, a meno di un anno dalla sua entrata in carica, sono state sempre accettate con riluttanza dai membri più falchi della zona euro. Anche quando avevano votato per alcune misure: come il primo round di acquisto di obbligazioni, nel 2014. Ma è la prima volta che la relativa riservatezza delle deliberazioni del consiglio direttivo, si è trasformata in una corsa pubblica di dichiarazioni contrastanti.

Perchè importa

Draghi lascia il suo posto il 31 ottobre, dopo otto anni. L’ex direttore generale dell’FMI Christine Lagarde subentrerà. E mentre finora le sue dichiarazioni sembrano essere state copiate ed incollate dai discorsi di Draghi, la stessa Lagarde ha promesso di condurre una “revisione” della politica monetaria.

È chiaro allora che il lato falco della BCE spera di invertire la politica. Holzmann ha sottolineato che un consiglio direttivo può invertire le sue precedenti decisioni. Ciò significa che la lotta continuerà. Il rischio per la BCE è che un’inversione di tendenza brutale, o anche solo un suggerimento all’abbandono ad un certo punto, metterà a rischio la credibilità della banca centrale nei confronti dei mercati. Se i falchi vinceranno, dovranno anche spiegare che cosa sostengono per riportare l’inflazione al 2%. O dichiarare formalmente di essere soddisfatti dell’inflazione al suo attuale livello dell’1%.

Christine Lagarde, che non ha alcuna formazione in economia e nessuna esperienza nel settore bancario centrale, dovrà usare tutto il suo acume politico per colmare il divario tra le fazioni in guerra della BCE. Ciò che le manca di sostanza dovrà essere compensato attraverso la diplomazia.

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